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mercoledì 21 gennaio 2009

Tour del Giappone (Day 7)

Ultimo giorno di tour per il Giappone (era il "lontano" 8 gennaio). Destinazione: Nara.
Nara è una città del Giappone ed è particolarmente nota per essere stata capitale dal 710 al 794.
A Nara si trovano importanti templi, tra cui il Toda-ji e il Kasuga Taisha.
Il Toda-ji (Grande tempio orientale) è molto famoso perché ospita al suo interno un'enorme statua del Buddha di oltre 16 metri di altezza.



Una delle particolarità di Nara è che, all'interno del parco dove sono dislocati vari templi, sono liberi di girare i cervi, abbastanza innocui (se non si tiene cibo in mano!)


(Il post su Nara è breve, come breve è stata la nostra visita...)

Purtroppo mi è caduta di mano la macchina fotografica ieri e quindi in questi giorni non potrò fare foto. Forse riuscirò a rimediare un po' col cellulare...
Resta il fatto che è la seconda macchina fotografica che rompo in 2 mesi. Tutte e due con lo stesso problema: si è bloccato lo zoom.
Comunque dovrebbero ripararmela in 10 giorni che, considerando l'efficienza giapponese da questo punto di vista, spero proprio che tra 10 giorni spaccati mi chiamino dicendomi di andarla a ritirare!

sabato 17 gennaio 2009

Tour del Giappone (Day 5-6)

Ci sono voluti ben 7 ore, seppur coi velocissimi treni giapponesi, gli Shinkansen, per raggiungere Hiroshima da Nikko.

A questo proposito, voglio parlare degli Shinkansen.

Gli Shinkansen sono i treni ad alta velocità giapponesi. Hanno una forma aerodinamica che gli hanno valso il nome di "treni proiettile" ed hanno un tracciato ferroviario specifico, ovvero non possono percorrere i tracciati dei normali treni. Inutile dire che sono puntualissimi ed efficientissimi, oltre ad essere molto sicuri e puliti.


Al suo interno i sedili sono sempre rivolti verso la direzione di percorrenza, è sempre presente il servizio "ristoro" con una hostess che passa con il carrellino tra gli scompartimenti. Sono presenti carrozze di vari tipi: quelle riservate, quelle non riservate, fumatori e non fumatori, addirittura la carrozza silenziosa dove non verranno trasmessi annunci (presenti in tutte le altre carrozze). All'inizio e alla fine dei vagoni ci sono, oltre ai bagni, anche i distributori automatici e delle particolari salette private che si possono usare ad esempio se si sta male o per cambiarsi d'abito, previa autorizzazione del personale di bordo.
Inoltre, sullo schienale di ogni seggiolino è possibile consultare lo schema delle carrozze del treno per trovare subito il servizio del quale si ha bisogno.


Gli efficienti Shinkansen (abbiamo fatto 2 cambi) ci hanno portato a Hiroshima per le 17. Da qui abbiamo preso il treno locale che ci ha portato al porticciolo dove abbiamo subito trovato la navetta per Miyajima, un'isoletta poco distante dalla costa.

Miyajima è considerata una delle tre più belle viste del Giappone. Il suo torii (portale dei santuari shintoisti) nell'acqua è molto famoso e suggestivo.
Siamo arrivati a Miyajima che stava tramontando il sole.


Sbarcati sull'isoletta ci hanno subito accolto i cervi, i quali vengono lasciati liberi a gironzolare per le strade (senza che nessuno faccia loro del male!).
L'accoglienza dei cervi è stata alquanto bislacca: mi hanno afferrato la cartina di Miyajima che avevo distrattamente appoggiato sulla valigia e se la sono mangiata tutta...


Lasciate le valigie all'albergo, abbiamo fatto un giretto per l'isola. Non siamo stati capaci di trovare un posto per cenare. Era tutto chiuso! Probabilmente d'inverno non ci sono molti turisti la sera e per questo i locali non stanno aperti...
Abbiamo fatto un giretto verso il santuario e poi siamo tornati all'albergo per rimandare il giro al giorno dopo.


La mattina successiva era finalmente tutto aperto! Sia ristoranti che negozi di souvenir! Finalmente un po' di vita...

Il santuario shintoista sul mare, che si chiama Itsukushima Jinja risale al VI secolo. E' molto suggestivo quando c'è l'alta marea perché pare galleggiare sull'acqua. Purtroppo quando sono andata io non ho potuto ammirarlo in questo momento, ma ho avuto la fortuna di scattare la fotografia ad un cervo che stava attraversando il terreno bagnato di fronte al famoso Torii.



Dopo il tour di Miyajima, abbiamo ripreso il traghetto alla volta di Hiroshima. Purtroppo avevamo poco tempo perché lo Shinkansen per Kyoto sarebbe partito a metà pomeriggio, quindi abbiamo dovuto correre per poter riuscire a visitare il memoriale.

Il Memorial Park di Hiroshima è dominato dai resti della Camera di produzione industriale, ridenominata "A-bomb Dome", un'immagine ormai tristemente nota.


Nel parco si trova inoltre una fiaccola che simbolicamente continuerà ad ardere finché non ci saranno più bombe atomiche sulla faccia della Terra. Oltre alla fiaccola si trovano vari monumenti per ricordare le vittime della bomba atomica. Tra questo anche il monumento in ricordo di Sadako, la bambina che, sopravvissuta all'esplosione della bomba atomica, morì poi a 12 anni in seguito alle radiazioni emesse dalla bomba. La storia di Sadako è connessa alla tradizione dei senbatsuru, ovvero le 1000 gru di origami, che vengono realizzate per augurare felicità o guarigione da una malattia. Sadako, venuta a conoscenza della leggenda da un'amica, aveva iniziato a realizzare le gru perché credeva che così facendo avrebbe posto fine a tutte le sofferenze ed avrebbe curato i malati del mondo, ma non riuscì a concludere le 1000 gru.
Per questo, nel parco di Hiroshima, il monumento a lei dedicato la raffigura mentre tende una grande gru dorata verso il cielo.

venerdì 16 gennaio 2009

Tour del Giappone (Day 4)

Nikko, il cui nome significa "luce del sole", è un piccolo paesino di montagna a nord di Tokyo.
Per arrivarci si prende un treno che passa attraverso le campagne, permettendo di assaporare anche l'ambiente rurale giapponese.


Per quanto riguarda l'alloggio, l'avevo scelto un po' a caso, cercando su internet. La mia scelta si è rivelata molto fortunata: cercavo un'albergo tradizionale e siamo finiti in una casa giapponese dove al pianterreno vive la proprietaria che affitta le camere al piano superiore. La proprietaria è una tipa un po' stravagante: ha la casa piena di bamboline e animaletti di pezza fatti da lei che danno alla casa un'atmosfera un po' nippo-inglese. La casa si trova vicino alle montagne e dalla finestra si vedono soltanto boschi.




Dopo aver posato le valigie abbiamo fatto un giro per Nikko. Purtroppo abbiamo impiegato molto tempo nel viaggio e quindi abbiamo dovuto girare per il paese in fretta e furia.

Il sito culturale più importante del paese è il santuario di Nikko (Nikkō Tōshō-gū), un santuario shintoista dedicato allo shogun Tokugawa Ieyasu, vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII secolo.

Sfortunatamente, per mancanza di tempo, non ho potuto visitare per bene il santuario. Ho avuto però modo di vedere una delle costruzioni più belle che mi ha molto colpito ed è diventata subito uno dei miei luoghi giapponesi preferiti secondo la mia personale classifica: lo Yōmeimon, una struttura che permette l'ingresso nella parte principale del santuario decorata con bellissime sculture intagliate.



Purtroppo non ho potuto fare molte fotografie perché mi si è scaricata la macchina fotografica poco prima di entrare nel santuario... olè!

sabato 10 gennaio 2009

Trip del Giappone (Day 3)

Terzo giorno "tokyese". (4 Gennaio 2009)
Essendo Tokyo molto grande e il nostro soggiorno lì molto breve, bisognava fare una difficile cernita dei posti da vedere.
La prima tappa del terzo giorno è stata Shinjuku, ma ho visto veramente poco, solo qualche palazzone in cui non sono neanche entrata perché le indicazioni all'esterno dicevano che all'interno c'erano soprattutto ristoranti che alle 10,30 del mattino proprio non ci interessavano...
Successivamente siamo andati al Meiji Jingu, che la mia guida segnalava come un posto molto bello da vedere.


Per la terza volta (dopo il saluto dell'imperatore e il tempio di Asakusa) ci siamo trovati immersi in una folla impressionante. Essendo l'ultimo giorno di festa, la gente andava al tempio per le preghiere dell'anno nuovo.


Proseguendo l'itinerario, dopo una bella passeggiata a piedi nel bosco che circonda il Meiji Jingu, siamo arrivati in una delle vie più popolari di Tokyo, ovvero Omotesandō. Sulla mia guida c'è scritto che ricorda vagamente gli Champs-Élysées parigini e infatti ci ho ritrovato solo un notevole numero di boutiques di marche europee: Louis Vuitton, Gucci, Chanel, Prada Ralph Lauren, etc...


Non è che mi abbia entusiasmato particolarmente. Ho gradito soltanto una cosa:


Il mega poster del Delpi!

L'ultima giornata "tokyese" è finita con il rammarico di non aver potuto visitare tanti altri posti famosi di Tokyo (Ginza, Shibuya, Ueno), ma d'altra parte, 3 giorni sono un po' pochi per visitare una delle città più grandi del mondo!

venerdì 9 gennaio 2009

Trip del Giappone (Day 2)

Sempre Tokyo.
Il secondo giorno è stata la volta di Akihabara, il quartiere dell'elettronica più grande del mondo.
Ci si può trovare di tutto, ci sono interi palazzi di computer, televisori, elettrodomestici, lettori mp3, orologi, e poi cavi, hardisk, batterie... persino roba buttata in scatoloni per le strade, come se fosse un grande mercato...


Come se non bastasse è anche il quartiere degli appassionati di anime e manga. Anche in questo caso ci sono tantissimi negozi che vendono gadget e action figures. Ho persino trovato tutte le lattine di Final Fantasy Dissidia (alcune delle quali avevo già acquistato a Kyoto).



Essendo il quartiere degli appassionati di anime e manga, speravo di trovarci qualche bel costume di qualche personaggio dei cartoni animati, visto che, se fosse per me, sarebbe Carnevale tutto l'anno.
Vedo un bell'edificio alto a 4-5 piani, con scritte gigantesche tra cui "Costumes".
"Vai" penso, "è quello che fa al caso mio". Faccio per avvicinarmi quando mi accorgo della dura realtà: è sì un negozio di costumi, ma di costumi tipo sadomaso per passare una serata alternativa con il proprio lui/lei. Inoltre, nella mappa dei piani esposta esternamente ci sono brevemente spiegati gli articoli in vendita in ogni piano: accessori per lui, accessori per lei...
Continuando il giro per Akihabara noto tanti altri negozi del genere... alla fine ho evitato di entrarci e la curiosità di vederli all'interno è rimasta...

E' un quartiere davvero colorato e vario, a tratti un po' strambo, come tante delle persone che circolano per le sue strade!


giovedì 8 gennaio 2009

Tour del Giappone (Day 1)

Dal 2 gennaio sono partita con i genitori per fare un breve giro del Giappone, visitando quelle che secondo me erano alcune delle mete più importanti.

I primi tre giorni sono stati dedicati a Tokyo. Un po' pochi per visitare la capitale del Giappone, quindi ci siamo limitati ad alcune zone.

Arrivati alla stazione, siamo andati al Palazzo Imperiale perché il 2 gennaio è l'unico giorno, assieme al 23 dicembre, in cui l'Imperatore apre il Palazzo Imperiale e si affaccia assieme alla famiglia per salutare il popolo.
La quantità di persone era impressionante, così come la quantità di poliziotti e di misure di sicurezza.


Ho letto su un sito che l'imperatore Akihito è uscito a salutare il popolo per ben 5 volte durante la giornata e che in totale si sono presentate più di 50.000 persone.
Il messaggio di Akihito è stato brevissimo. Sarà durato un minuto al massimo. Ha augurato un migliore 2009, viste anche le difficoltà economiche alla fine del precedente anno.
Finito il discorso lui e la famiglia sono stati per diversi minuti a salutare la folla che sventolava le bandierine giapponesi.


Lo stesso giorno siamo andati ad Asakusa, un quartiere molto famoso di Tokyo. Qui si trova il Kaminarimon, il cancello del dio del tuono, che porta al tempio Senso-ji, dove abbiamo fatto una fila interminabile per accedervi. Anche qui c'erano tantissime persone perché è usanza in Giappone visitare i templi nei primi tre giorni dell'anno nuovo per recitare le prime preghiere dell'anno.




Per finire la giornata, abbiamo raggiunto l'albergo tradizionale giapponese (ryokan) che avevo trovato su internet.
Era proprio come me l'aspettavo.


L'unica scomodità (che comunque è una caratteristica della maggior parte dei ryokan) è il bagno in comune, con tanto di terme divise solo in base ai sessi. Per il resto è stata un'esperienza interessante. In camera c'erano persino gli yukata (un tipo di kimono molto semplice che si indossa in camera o dopo aver fatto il bagno) e il tè con alcuni dolcetti.

domenica 23 novembre 2008

Kiyomizudera

Il Kiyomizu-dera è un tempio buddista tra i più famosi di Kyoto ed appartiene al patrimonio dell'UNESCO. Le sue origini risalgono al 798, ma gli edifici attuali sono stati ricostruiti nel 1633.
Il suo nome deriva dalla cascata che gli scorre vicino, infatti "Kiyomizu" significa "acqua pura".


Questo tempio è famoso per la sua veranda che si affaccia su una vallata ed è sorretta da una struttura di legno alta 13 metri. Da qua si può vedere una panoramica di Kyoto che è particolarmente bella in questo periodo, a fine autunno, quando le foglie degli aceri diventano rosse.


Un'altra particolarità del tempio è la cascata Otowa, dalla quale sgorgano tre ruscelli e si dice che, bevendo queste l'acqua che sgorga da queste fonti, si ottenga longevità, salute e saggezza. Forse è per questo motivo che lì davanti c'era una fila impressionante di gente...


Il motivo principale per cui siamo andati al Kiyomizudera di questi tempi era per fotografare questo kōyō, ovvero l'arrossarsi delle foglie degli aceri giapponesi (che si chiamano "momiji").
Purtroppo siamo stati sfortunati perché la giornata non era delle migliori: molto nuvolosa e, in serata, anche piovosa, quindi i colori delle foto ne hanno risentito un po'!


mercoledì 19 novembre 2008

Il palazzo imperiale di Kyoto

Kyoto, essendo stata la capitale imperiale del Giappone per più di 1000 anni, dal 794 al 1867 (prima di Kyoto la capitale fu Nara e successivamente Tokyo), ha un suo palazzo imperiale.
Generalmente, per accedere al palazzo imperiale di Kyoto, bisogna fare una trafila abbastanza noiosa, ovvero andare all'Imperial Household Agency, un ufficio adiacente al palazzo, e richiedere il permesso speciale. Questa settimana però è stato aperto al pubblico e quindi siamo potuti entrare tranquillamente senza dover richiedere permessi o altro.

L'area del palazzo imperiale è circa 110.000 metri quadrati perché, oltre al palazzo, vi sono i giardini aperti al pubblico, anche di notte, un posto ideale per passeggiate, attività fisiche o picnic. Una volta, nell'area attualmente occupata dai giardini, si trovavano molti edifici dove vi risiedevano i parenti della famiglia imperiale e altri nobili ma, dopo che la capitale fu trasferita a Tokyo, vennero abbandonati e gradualmente distrutti.

Per quanto riguarda il palazzo imperiale, in realtà si tratta di una seconda residenza imperiale. Infatti, siccome spesso gli edifici venivano danneggiati da incendi e il primo palazzo imperiale subì la stessa sorte, questo secondo palazzo era stato costruito a 2 chilometri di distanza circa dal primo come residenza temporanea, in attesa della restaurazione degli edifici originari. Dopodiché, questo secondo edificio, chiamato Tsuchimikado-Higashinotoin-dono, divenne il palazzo ufficiale.




Tutta l'area del palazzo imperiale ha ben 6 cancelli di ingresso, ognuno dei quali veniva designato ad una determinata categoria. Ad esempio, il cancello a sud che si chiama Kenrei-mon, era quello principale e serviva per l'imperatore. Inoltre c'era il cancello per i funzionari di corte quello per i nobili e i parenti dell'imperatore e quello per i bambini della famiglia imperiale (vicino agli edifici ad essi designati).

L'edificio principale di tutta l'area è il Shishin-den, dove venivano svolte le cerimonie principali, incluse le incoronazioni e i rituali annuali. Oltre ad essere un luogo importante, ha anche una struttura particolare che appartiene ad uno stile architettonico chiamato Shinden, ed ha il tetto fatto di strati di corteccia di cipresso, rivestiti di paglia. (Con edifici fatti di questo materiale, ci credo che ogni tre per due prendeva tutto fuoco!)


Tecnica di costruzione del tetto

Un altro edificio importante è il Kogosho, a nord est dello Shishin-den. Letteralmente significa "piccolo palazzo imperiale" e veniva usato principalmente per le cerimonie dei principi ereditari. E' una sala famosa perché il 9 dicembre 1867 fu deciso proprio qui di dare inizio alla Restaurazione Meiji, un radicale cambiamento nella struttura sociale e politica del Giappone.

Di fronte al Kogosho c'è il giardino Oike-niwa, la parte del palazzo imperiale che mi è piaciuta di più di tutte. Nonostante non sia visitabile al suo interno, penso che sia bellissimo poterci passeggiare. Dall'esterno si nota con quanta cura è stato progettato in tutti i suoi particolari, dalla disposizione delle rocce al caratteristico ponte che si intravede.


Tra le altre aree del palazzo imperiale, qualcuna più importante altre meno, mi ha colpito una piccola zona quadrata che veniva utilizzata per il Kemari.
Cos'è il Kemari?
Il Kemari è uno sport molto simile al calcio molto popolare in Giappone nel periodo Heian (794 - 1185), che deriva da un gioco cinese, il Cuju. Viene usata una palla di pelle di daino, riempita di cereali e il gioco consiste nel passarsela calciandola senza farla cadere.
Ho trovato su YouTube un video che mostra questo gioco.

Ultima considerazione: gli aceri non sono diventati ancora del tutto rossi! Però ogni tanto si riescono ad intravedere alberi che sono già "arrossiti"...
Spero che dopodomani, quando andrò al Kiyomizudera, luogo famoso per i suoi aceri rossi in autunno, questi alberi mi diano un po' più di soddisfazione! (e più che altro me la dia la macchina fotografica...)


lunedì 10 novembre 2008

Kobe

Era da un bel po' di tempo che non scrivevo sul blog, per motivi vari, tra cui anche poche cose da raccontare, visto che questa settimana è stata una noiosissima settimana di malattia.

Martedì della settimana scorsa a scuola era festa e siamo andati con i nostri amici giapponesi a Kobe, città originaria di uno di loro.

Kobe l'ho conosciuta per la prima volta leggendo il libro di Dacia Maraini "La nave per Kobe, diari giapponesi di mia madre", un libro molto bello che parla dell'esperienza di Dacia e della sua famiglia in Giappone, prima e durante la seconda guerra mondiale.

La prima tappa è stata lo zoo, perché Silvia voleva assolutamente vedere un panda vero.
Secondo me, lo zoo di Kobe è tenuto molto meglio rispetto allo zoo di Kyoto, anche se rimane la crudeltà di tenere in gabbie troppo piccole questi poveri animali.
Almeno il panda non era in una gabbia, ma in uno spazio all'aperto, seppur sempre recintato da un filo spinato.




Poi ci hanno portato in un locale per assaggiare un cibo tipico (ed economico) di Kobe. Gli akashiyaki sono simili ai takoyaki, ovvero hanno entrambi pezzetti di polpo al loro interno, però hanno un impasto leggermente diverso, che assomiglia a quello delle nostre frittate.
Sebbene ce lo abbiano presentato come un piatto tipico di Kobe, solo dopo ho scoperto che in realtà è un piatto tipico di Akashi, un paese ad ovest di Kobe.


Successivamente, speravamo di andare a visitare le case degli stranieri che sono vissuti a Kobe, come ci avevano promesso questi amici giapponesi, e invece ci hanno portato a fare shopping, pensando di farci cosa gradita (quando in realtà a noi non interessava affatto).
Questa zona commerciale (probabilmente la più importante di Kobe) è vicina al porto. Ci sono una serie di gallerie con vari negozi che vendono prodotti tipicamente giapponesi e non.
Ho letto su wikipedia che Kobe è rinomata per essere una delle città più importanti in Giappone per quanto riguarda il mondo della moda e questo forse spiega la grande quantità di negozi di abbigliamento.
La cosa che mi ha colpito è che era già tutto addobato a festa. Ovunque c'erano alberi di Natale e cartelloni con scritte "Merry Christmas". E pensare sono solo i primi di novembre...



Dopo la zona commerciale della città, ci hanno portato a visitare il porto di Kobe, quando era già buio, perché di notte è più bello.
Il porto di Kobe è particolare per gli edifici (dal mio punto di vista) stravaganti che di notte vengono illuminati a giorno.
Il più imponente tra questi edifici è la torre di Kobe, una struttura alta poco più di 100 metri, accanto alla quale trova l'Oriental Hotel, un hotel di lusso dalla struttura bizzarra.



Oriental Hotel

Però, quello che mi ha colpito di più, si trova proprio tra questi due grandi edifici.
E' il Meriken Park, una sorta di piazza che ricorda il terribile terremoto del 1995, 7.3 gradi della scala Richter, che distrusse gran parte della città, causando la morte di 6000 persone.
Per commemorare questo avvenimento, hanno lasciato un pezzo di banchina distrutta e hanno allestito una sorta di mostra permanente dove, con foto e video, vengono mostrati gli effetti di quel terremoto e successiva ricostruzione della città.


Credo che abbiano fatto bene a lasciare immutato questa parte del porto per ricordare il terremoto del 1995. Conoscendo la mentalità dei giapponesi che a volte tendono a cancellare gli avvenimenti tragici o scomodi della loro storia (vedi la vicenda connessa alla bomba atomica, che alcuni vogliono dimenticare), non mi aspettavo che costruissero un memoriale per questo tragico avvenimento della storia di Kobe. A questo punto credo che questo parco non serva tanto per ricordare una vicenda drammatica, quanto la grande forza di questa gente che in pochi anni ha ricostruito tutto come prima.

domenica 2 novembre 2008

Fushimi Inari-Taisha

Se c'è un posto che desideravo assolutissimamente vedere, quello è il Fushimi Inari-Taisha, un tempio shintoista a sud-est di Kyoto.
E' un posto molto famoso ed è soprattutto molto fotografato: nelle immagini delle guide sul Giappone è praticamente onnipresente.
Il tempio si trova ai piedi di una collina, che si chiama "Inari". Inari è il nome del kami (divinità shintoista) della fertilità, del riso e dell'agricoltura, ed è spesso associato alle volpi (kitsune), che sono sue messaggere. Infatti il tempio, essendo dedicato al kami Inari, è pieno di statue di volpi.


La particolarità di questo tempio consiste nel percorso , lungo 4 chilometri, che si snoda fino alla vetta della collina per poi riscendere ed è tutto delimitato da migliaia (ho letto che sono circa 30 mila) torii rossi. I torii sono i portali che indicano l'accesso ad un tempio shintoista e generalmente sono di pietra oppure di legno colorato di rosso vermiglio.
Durante il percorso ci sono tanti piccoli templi dove spesso abbiamo trovato credenti a pregare e dei punti di ristoro con caratteristici ristoranti giapponesi.



E' davvero una bella esperienza percorrere tutto il sentiero che porta fino alla vetta della collina, però non nascondo che sia abbastanza faticoso, essendo quasi tutto in salita. Inoltre, se questo tempio viene visitato nei giorni festivi (come è successo a me), si rischia di trovare tantissima gente che distrae dall'atmosfera suggestiva del luogo.



E' un tempio molto popolare, anche tra i giapponesi. Mi hanno colpito soprattutto due cose:
1) la prima è che, appena siamo arrivati nel tempio principale alla base della collina, c'erano molte famiglie con i propri bambini vestiti col kimono ai quali facevano fare una foto ricordo da un fotografo professionista;


2) la seconda è la quantità di origami a forma di gru appese in una sezione apposita del tempio. E' consuetudine nella tradizione giapponese realizzare "grappoli" di mille gru di carta che vengono portati al tempio per chiedere alla divinità di esaudire le proprie preghiere, come ad esempio guarire da una malattia o superare un esame.



L'aspetto che mi affascina molto dello shintosimo è questa religiosità strettamente legata alle divinità e alla natura, che dal nostro punto di vista occidentale può apparire un po' primitiva perché a tratti ricorda la nostra mitologia. Inoltre noto una serenità nel vivere la spiritualità, anche grazie alla natura che fa da intermediaria tra divinità e uomo, che non trovo spesso nelle nostre religioni, soprattutto nel cattolicesimo, il quale spesso fa uso di immagini cupe e violente (per fare un esempio, la via crucis e tutti i martirii dei santi).